Campidoglio, la giunta Raggi in bilico: la soluzione è la democrazia partecipata

(Dal blog su RomaToday)

La democrazia partecipata come soluzione ai problemi della giunta 5stelle in Campidoglio. Se non è un attacco alla “stampa killer”, come l’ha definita il leader Beppe Grillo, la strategia comunicativa pentastellata è quella di spostare l’attenzione: concentrare il focus su uno dei temi che più sta a cuore della base e dei meet-up. Non è detto che funzioni sempre, dipende dalle situazioni singole e dalle loro peculiarità. Questa volta sul piatto ce ne sono due di affaire.

Le dimissioni dell’ex assessore Paolo Berdini, il titolare dell’Urbanistica che prima si lascia andare in commenti poco lusinghieri nei confronti del sindaco Virginia Raggi, poi spiega lo strappo con il ‘sì’ dei Cinquestelle allo stadio della Roma; il caso del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che dopo le scuse sulla mail in cui si parlava delle indagini a carico dell’ex assessore all’Ambiente, Paola Muraro, adesso è sul banco degli imputati per aver difeso via sms l’ex vicecapo di Gabinetto del primo cittadino, Raffaele Marra, arrestato nei mesi seguenti.

Come fare per cercare di fuggire alle prime pagine dei giornali che da giorni titolano contro il Movimento? Le fake news dilagano sul web ma anche sulla carta stampata e la strategia alla base dell’azione del M5S è quella di attaccare i media mainstream, colpevoli di diramare notizie false sul Movimento, e pubblicare sul profilo Facebook di Raggi un post, ancora una volta troppo lungo, sull’Urban innovative actions: un progetto europeo per le città innovative su economia circolare, mobilità sostenibile, inclusione migranti.

“Sarete voi cittadini i protagonisti e sarete voi a poter scegliere uno di questi temi tramite un questionario online a cui potrete accedere dopo l’iscrizione al sito web del Comune di Roma”, scrive l’inquilina del Campidoglio.

Il Movimento ritorna sui suoi cavalli di battaglia, alla sua maniera: votando in rete. Basta un clic per decidere “la Roma che volete”. Per provare a parlare di temi. Provando a mettere in secondo piano i problemi politici, che pure vanno affrontati con chiarezza, sottovalutando le pressioni della base per diminuire le cubature del progetto sullo stadio della Roma e rischiando di trasformare Berdini in un martire nella battaglia contro i palazzinari.

Sperando che la base, e soprattutto, i romani abbiano dimenticato il ‘no’ alle Olimpiadi. Rinunciando, di fatto, a potenziali investimenti. Lanciando un progetto proprio nelle ore in cui non c’è il titolare di quella casella fondamentale per partecipare alla Urban Innovative.

La soluzione era semplice, a portata di mano: nel cuore del non statuto del Movimento. Nessun botta e risposta a distanza con tutti i pezzi della giunta persi, ultimo Berdini; nessuna chiusura nel palazzo del Campidoglio. Serviva chiarezza: sia utilizzando i social sia parlando con i giornali. Perché va bene la disintermediazione totale, ma i Cinquestelle governano una Roma che conta 3 milioni di abitanti ed ha un profilo nazionale.

Devono rivolgersi a milioni di cittadini, non solo ai 700mila aventi diritto al voto che hanno barrato la ‘x’ sul simbolo M5s nel giugno scorso. Non può bastare la presunta democrazia partecipata come arma, mentre la trasparenza e lo streaming si sono persi. E non sanno tornare.

 

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