Campidoglio: sui social vince la Meloni, ma follower e like non sono voti

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(Dal blog su RomaToday)

Se i follower fossero voti, la sfida per il Campidoglio avrebbe già un vincitore. Il popolo social ha già eletto il proprio sindaco. Giorgia Meloni è il profilo più seguito su Facebook e Twitter.Su Roma, la frontwoman di Fratelli d’Italia in campo per la poltrona di primo cittadino distacca di gran lunga tutti gli altri candidati: 524.320 fan su Facebook, 249.338 follower su Twitter e ben 15.457.385 interazioni totali.

Questi dati, elaborati dall’Osservatorio sulle amministrative 2016 e realizzato da Reputation Manager, sottolineano come l’ex ministro della Gioventù sia riuscita a creare un dialogo continuo con gli elettori e scardinare la logica della comunicazione unidirezionale.

Su Facebook a seguire ci sono: Virginia Raggi (M5s), con 83.512 fan; Francesco Storace per La Destra con 56.146, Alfio Marchini con 36.748, sostenuto dalla sua civica e da una parte dei forzisti; Stefano Fassina con 24.350, il dem Roberto Giachetti con 13.484. Chiude l’ex sottosegretario della Protezione civile, scelto da Silvio Berlusconi: per Guido Bertolaso solo 3.138 seguaci.

Situazione leggermente diversa su Twitter, alle spalle di Giorgia Meloni: Stefano Fassina 115.719 follower, Francesco Storace 49.840, Roberto Giachetti 46.944, Virginia Raggi 14.388, Alfio Marchini 14.008, Guido Bertolaso 2.837.

Giorgia Meloni mantiene un buon equilibrio tra tweet e retweet, e riesce anche ad ottenere un buon numero di feedback, cosa che invece non riesce a Fassina nonostante la sua presenza attiva (solo il 9% di risposte).

Virginia Raggi ha uno stile comunicativo bilancio nei dati, con più della metà di tweet e un 42% equamente suddiviso tra retweet e risposte. Non è autoreferenziale ma parla al plurale. Discorso diverso per Storace, il suo stile è di natura polemica e romanocentrico (4 dei 5 top hashtag sono riferiti a Roma).

Alfio Marchini evidenzia, ogni volta che gli è possibile, la sua libertà dai partiti. Ai temi politici privilegia aspetti legati alla vita comune dei cittadini e all’attualità (il best tweet parla della festa del papà legandola però all’insediamento di Papa Francesco).

I clic però non sono preferenze, decisive per la scalata a Palazzo Senatorio. Mobilitare le masse ai seggi e convincerle a sceglierti nel segreto dell’urna non è come scrivere un tweet.

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