Dopo Guccini tocca ai capitani coraggiosi: così destra e sinistra si scambiano parole e miti

roma today

(Dal blog su RomaToday)

Galeotto fu Guccini. Era il 2012 quando i post-fascisti romani sdoganarono il cantautore della sinistra nella loro destra. Canticchiavano gli ‘eroi son tutti giovani e belli’, citando il capolavoro del maestro emiliano ‘La locomotiva’, per esaltare chi – dopo l’armistizio del ’43 – scelse la Repubblica di Salò e Mussolini. Due anni dopo toccò a Matteo Renzi usando ‘avanti’ e ‘senza paura’, per lo sprint finale in vista delle Europee. Oggi, invece, sono i deputati dem a continuare la tradizione delle parole prese in prestito: puntano sui Capitani coraggiosi. Iniziativa per un Partito socialista che deve cambiare l’Europa. Sfruttando, però, il nome di una corrente di quella che fu An e che fu fondata dal senatore Andrea Augello.capitani coraggiosi

La sua formazione politica di allora si apprestava a entrare nel Popolo delle Libertà. La corrente fatta associazione, nel 2007, doveva essere il bilancino per la spartizione di candidature e posti di comando. Come la destra si è appropriata di simboli dell’avversario, adesso accade lo stesso: dall’altra parte della barricata, però.

Quasi a restituire un favore, sfruttando quei Capitani coraggiosi che era la corrente aennina romana che si contrapponeva ai Gabbiani di Fabio Rampelli, oggi braccio destro di Giorgia Meloni (candidato sindaco per Roma).

Opposti per la spartizione dei ruoli chiave, comuni valori: dio, patria, famiglia. E non solo. Nel loro Pantheon figuravano i libri di Tolkien e Stephen King. Poi la lealtà, Ezra Pound e i saluti romani. Ma non poteva bastare per sdoganare definitivamente i ‘neri’. Serviva il salto di qualità.

Basta rubare la locomotiva: “Gli eroi son tutti giovani e belli”, scriveva Guccini, che nella sua canzone cantava il ferroviere pronto a lanciare il suo treno contro la ricca borghesia. Una nuova narrazione. Poteva sembrare assurdo, è realtà. Utile al percorso di liberalizzazione degli eredi dell’Msi. Che provarono a sfruttare anche Francesco De Gregori, utilizzando la frase l’Italia che resiste presa da un suo pezzo.

Lo scambio di miti, simboli e parole tocca – a fasi alterne – ogni formazione politica. Segno dei tempi che non cambiano, ma di attori che si ritrovano dall’altra parte. I commentatori politici, ma anche i diretti interessati, parlano di situazione fluida e di un processo di osmosi. Altri di confusione.
Ad analizzare il Pd renziano, invece, questa è una formula collaudata: cambiare il significato delle parole, appropriandosene. Colpa o merito? Rimozione collettiva della comunicazione. E riformulazione della stessa. Nell’epoca di internet, un semplice copia e incolla.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *