Elezioni Baviera, rischio terremoto per Merkel e Ue

La Baviera, patria di Joseph Ratzinger e di Horst Seehofer, è espressione della Germania più legata alle sue tradizioni e nello stesso tempo è avanguardia economica e tecnologica: “la Silicon Valley d’Europa”.

Alla vigilia del voto, la Baviera dovrà sopportare un vero e proprio terremoto politico con ripercussioni anche in Europa e per la stessa Merkel, in previsione delle prossime elezioni europee in programma il prossimo anno.
La CSU, incontrastato dominus della scena politica bavarese dal 1946, abituata a conquistare la maggioranza assoluta e il primo ministro – un caso unico nella politica tedesca e non solo – nelle previsioni dovrebbe subire una perdita di voti enorme: 

  • la CSU dovrebbe dal 47,7 per cento delle elezioni regionali del 2013 al 34 per cento di domenica; 
  • la SPD confermerebbe la profonda crisi dei partiti socialdemocratici e sarebbe un partito dimezzato, circa all’11 per cento, rispetto il 20,6 per cento delle scorse elezioni; 
  • la Grüne raddoppierebbe i suoi voti, dall’8,6 del 2013 al 18% attuale;
  • guadagnerebbero qualcosa FDP (6%) e la Linke (dal 2,1 al 4%, ma sotto la soglia di sbarramento del 5%)

Per la prima volta la destra nazionalista di AfD farebbe il suo ingresso nel Parlamento del Land della Baviera con un 12 per cento.
Guadagnano inoltre i civici di Freie Wähler, i primi a scalfire il monopolio dei sociali, dal 9% del 2013 all’10% attuale.

Risultati elezioni 2013

Risultati sondaggio (al 08/10/2018), fonte: pollofpolls.eu

La questione immigrazione e AfD

Il problema più sentito nelle regioni tedesche è il tema della sicurezza.
La issue principale è la percezione dell’immigrazione e in generale di “zukunftsängste” (paure/preoccupazioni per il futuro/spaesamento), soprattutto legati al tema della globalizzazione, della digitalizzazione e della situazione immobiliare che in Baviera, nonostante la ricchezza diffusa, è proibitiva.
Secondo la Zeit, l’elettore tipico della Alternative für Deutschland ha più di 30 anni, appartiene al ceto medio, ed è di un livello culturale almeno sufficiente.

Il 38% guadagna da 1.800 a 3 mila euro netti, e il 25% supera i tremila euro, sempre al netto. Il 44% ha un diploma professionale, e un buon terzo almeno la maturità.
I partiti tradizionali, come la CSU e la SPD, sono stati puniti soprattutto per la loro incapacità di affrontare in maniera concreta il tema migrazioni: l’80% è preoccupato dalla presenza di troppi profughi, soprattutto musulmani, che non sembrano disposti a farsi integrare, e a rispettare i principi sociali di chi li accoglie.
AfD, non a caso, è maggiormente seducente nelle regioni più ricche della Germania, come appunto la Baviera e la Sassonia.

Gli scenari

In estate, sembrava inevitabile una coalizione a due, oggi non basterebbe: serve un’alleanza a tre, e i bavaresi temono di ritrovarsi con un governo paralizzato dai continui compromessi.
I voti dei cristiano-sociali si stanno redistribuendo altrove.
L’alleanza con l’AfD è stata esclusa da entrambi (anche per impossibilità numerica), mentre si parla con insistenza di una coalizione con i Verdi. La CSU nonostante la prosperità della regione rischia di perdere la maggioranza e di subire una sconfitta storica.
La CSU governa con la maggioranza assoluta in Baviera dal 1958, con una sola eccezione nel 2008 e comunque non è mai scesa sotto il 43% dei consensi.
Teoricamente, stavolta, potrebbe addirittura uscire dalle urne anche una maggioranza contro la CSU.
Comunque vada, l’impatto sulla Grosse Koalition sarà grande: potrebbe uscirne irrimediabilmente indebolita o paradossalmente rafforzata.

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