Elezioni europee 2019, la previsione sul prossimo Europarlamento

Le elezioni europee in programma nel 2019 saranno un appuntamento di enorme importanza per capire quale visione politica dominerà il vecchio continente. Sovranisti vs Europeisti: chi la spunterà? 

Lo sforzo, di ogni compagine politica di adattarsi ai tempi, cambiando prospettiva e categorie della politica hanno fatto sì che il superamento del binomio centrosinistra/centrodestra lasciasse spazio allo scontro tra forze populiste e élite. In questa chiave proviamo a capire come sarà formato il prossimo Parlamento UE, con i sondaggi che danno davanti le forze prima definite anti-sistema e che oggi, invece, governano i rispettivi Paesi.

Un cambio di paradigma nel quale può essere ritrovato il problema del continuo crescere di alcune compagini politiche (vedi in Italia il Movimento 5 Stelle e Lega, in Germania con Afd o, ancora, in Svezia con i Democratici svedesi) e il crollo di altre (vedi Partito Democratico in Italia o anche l’indice di gradimento nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron). Un contesto che, con molta probabilità, modificherà la composizione dei gruppi del prossimo Europarlamento, con le elezioni che si terranno tra il 23 e il 26 maggio 2019 (l’Italia non ha ancora deciso la data).

Andando infatti ad analizzare (con la dovuta cautela) le ultime rilevazioni sulle intenzioni di voto negli Stati membri dell’Unione e attribuendo ad essi i seggi che gli spetterebbero sulla base del sistema elettorale adottato nel loro paese di appartenenza, possiamo fare una prima valutazione tenendo presente che ci troviamo davanti a molte variabili che potrebbero, da qui al giorno del voto, cambiare in modo decisivo le valutazioni in essere; non ultima gli stessi sondaggi in questione che, come sappiamo, spesso risultano differenti se impostati in ambito nazionale o proiettati in ambito europeo. 

Se teniamo come punto fermo l’affiliazione dei partiti uguale a quella del 2014 e il ricalcolo dei seggi dovuto dalla Brexit (con il passaggio da 751 a 705 scranni), i gruppi parlamentari che subirebbero le perdite maggiori sono il Partito popolare europeo (Ppe) e l’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&D) che, in ogni caso, rimarrebbero comunque le due forze più forti, numericamente parlando, all’interno del parlamento Europeo, anche se in netto calo rispetto alle ultime elezioni.

Al contrario, avranno un aumento dei rappresentati i cosiddetti “euroscettici”, come Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta) e Enf (Europa delle nazioni e della libertà). Questo è dovuto principalmente alla crescita in Italia del Movimento 5 Stelle che dal 21,16% (5.792.865 voti) del 2014, si presenterebbe alle nuove elezioni con quasi il 10% in più del consenso, secondo gli ultimi sondaggi nazionali.

Discorso simile con l’Enf che, includendo a sé la Lega, riceve una numerosa spinta (alle elezioni 2014 prese il 6,16%, pari a 1.686.556 voti) quintuplicando, secondo gli ultimi sondaggi, il proprio consenso a distanza di quattro anni.

A fare ago della bilancia potrebbero risultare determinanti per la creazione di una nuova maggioranza, i partiti ancora non presenti all’europarlamento: ci riferiamo in questo caso a En Marche! di Macron.

Entrando più nel dettaglio in Italia e facendo un confronto con il contesto politico del 2014, si nota un profondo cambiamento delle forze politiche in campo. Basti pensare al 40% del Partito Democratico di Matteo Renzi e al 6,16% della Lega del neo segretario Matteo Salvini. Tenendo in considerazione gli ultimi sondaggi, solo il partito di Giorgia Meloni è rimasta alle stesse percentuali di allora, tutti gli altri hanno avuto una consistente metamorfosi dal punto di vista del consenso politico.

Ad oggi, infatti, con l’attuale legge elettorale che segna la soglia di sbarramento al 4%, sarebbero solo quattro le forze in grado di superarlo: Lega, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Forza Italia. Con Fratelli d’Italia attualmente in bilico, come la scorsa tornata; Liberi e Uguali e Noi con l’Italia lontane dalla possibilità di riuscita, a meno di nuovi accorpamenti con altre forze politiche.

Numeri alla mano, il salto più grande in termini di rappresentanza spetta alla Lega che dai 5 eletti del 2014 sfiorerebbe di poco la quota dei 30 eletti, attestandosi a 29 nel prossimo 2019. Saldo positivo anche per il Movimento 5 Stelle che guadagna circa 8 europarlamentari rispetto ai 17 eletti nel 2014. Inversione di marcia per il Partito Democratico e Forza Italia che perderebbero rispettivamente 16 e 6 eletti rispetto all’attuale composizione. Rimane l’incognita Svp che con possibili apparentamenti potrebbe strappare un seggio e collocarsi nel Ppe.

Focus Lega

La Lega, come abbiamo detto, si propone come la grande protagonista della prossima tornata elettorale con il suo leader Matteo Salvini, recentemente ricevuto anche dall’ex guru di Donald Trump Steve Bannon con parole di gratitudine: “l’Italia è il grande esperimento del nostro tempo”.

Il suo partito, secondo la nostra media sondaggi, raccoglie i consensi del 31,5% degli italiani e, frammentando il consenso in macro-area, ci si accorge di come ci sia un rafforzamento nelle roccaforti storiche e un avanzamento laddove il partito era assente o ridotto a percentuali irrisorie e che nel 2014 era riuscita ad eleggere solo due europarlamentari nella circoscrizione Nord-Ovest; due nella Nord-Est e uno al Centro.

Le nuove percentuali del partito nazionale, gli permetteranno sicuramente di avere rappresentanti in modo più omogeneo su tutto il territorio nazionale, candidandosi come leader europeo del nuovo segmento elettorale sovranista.

 

Legge elettorale

Non ultimo, sarà fondamentale capire con quale legge elettorale il nostro Paese si presenterà a questa tornata. Sono molte le voci che vogliono un cambio di alcune importanti caratteristiche del sistema proporzionale attualmente in vigore e approvato nel 1979. Modifiche che, a seconda della soglia di sbarramento (dal 4 al 5%), potrebbero aumentare o meno la segmentazione partitica, facilitando o meno così l’entrata di Fratelli d’Italia nel circuito degli eletti, che passano per l’Italia da 73 a 76 nelle cinque circoscrizioni.

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