Elezioni Roma, centrodestra disintegrato: ma al ballottaggio Raggi asfalta Giachetti

Cdisb_KW8AQzpXQUna catastrofe per i partiti tradizionali. Un successo per i movimenti antisistema. Campidoglio al M5s, con Virginia Raggi; Pd che resta a guardare, con Roberto Giachetti candidato sindaco; centrodestra disintegrato, con qualsiasi candidato che bucherebbe l’appuntamento con il ballottaggio per Roma.

Si può sintetizzare così il sondaggio che Index ha effettuato per PiazzaPulita, talk show di La7. Al primo turno l’avvocatessa grillina conquisterebbe un terzo dei consensi: 3 punti in più del dem vicepresidente della Camera.

Guido Bertolaso, nome dei forzisti sempre più in bilico e collezionatore seriale di gaffe (l’ultima su Giorgia Meloni), dovrebbe conquistare il 15%. Il restante 22 andrebbe, invece, spartito tra il ‘civico’ Alfio Marchini, sostenuto dai Conservatori e riformisti di Raffele Fitto e Luciano Ciocchetti; Francesco Storace, ex governatore in campo con la sua Destra; Stefano Fassina per Si e l’ex sindaco Ignazio Marino, ancora indecisi se lasciarsi spazio a vicenda.

Al secondo turno, però, la Raggi ‘asfalterebbe’ – per dirla alla Matteo Orfini (commissario democratico) – il diretto concorrente, staccandolo di 10 punti. Una prima spiegazione potrebbe essere quella del voto del centrodestra, che potrebbe convergere sulla frontwoman dei pentastellati.

Lo smarrimento degli elettori del Pd potrebbe essere la seconda causa. La colpa? Il caos primarie. Un’affluenza sotto le aspettative, quella del 6 marzo scorso, pompata attraverso le schede bianche gonfiate. Tanto che, secondo il 47% degli intervistati da Ipr marketing (lo scorso lunedì), andrebbero annullate. Non se ne parla, però. Anche perché sono gli stessi diretti interessati dello studio ad affermare che le consultazioni interne non si toccano: per 9 su 10 non si mettono in discussione, ma l’82% le vorrebbe regolate da una legge dello Stato.

Quasi la metà, 45 su 100, auspica che sia introdotto un quorum per considerare valido il voto dei gazebo. Smarrimento e delusione sono mossi anche dalla paura di una scissione nel Pd (68%), con la convinzione – per il 40% – che il dna ulivista non vada modificato. Mentre cambia il gradimento del premier nella base: solo un quinto degli intervistati considera Matteo Renzi credibile per il partito del futuro (nazione?).

Con lo spettro della balcanizzazione democratica a sinistra: un progetto della ditta (Bersani, D’Alema &co.) toglierebbe altri punti ai dem: che, così, scenderebbero a 22 punti percentuali. Un favore alla Raggi e al Movimento 5 stelle che sa di autogol.

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