Governo Conte, il primo senza iscritti al Ppe: pronto lo scontro tra europeisti e sovranisti


(La nostra analisi per Today.it)

Non ottiene il record di voti sulla fiducia nei due rami del Parlamento, non è il primo governo senza indagati tra i ministri – per ora – ma sicuramente l’esecutivo Conte espressione dell’accordo M5s-Lega ha una peculiarità: nei dicasteri nessun partito iscritto, in Europa, al gruppo dei Popolari. Una caratteristica che dà un’indicazione su quella che potrebbe essere la prossima campagna elettorale per rinnovare i rappresentanti a Bruxelles: uno scontro tra europeisti e sovranisti.

Il primo governo senza iscritti al PPE

Con la fiducia ottenuta in entrambe le Camere si avvia ufficialmente in Italia il primo governo senza iscritti al PPE. Una notizia di per sé importante soprattutto se vista in ottica delle elezioni Europee 2019 dove sia il Movimento 5 Stelle e la Lega sono iscritti rispettivamente all’EFDD e ENF, ed ora legati da un “Contratto di governo” potrebbero trovare vedute comuni anche in Europa dove entrambi sono all’opposizione. 

In questa visione, i due partiti di maggioranza potrebbero ricevere anche l’appoggio di Fratelli d’Italia, attualmente senza nessun eletto al Parlamento Europeo non avendo superato la soglia di sbarramento nell’ultima tornata elettorale del 2014 e all’opposizione in questa prima parte di Governo Conte ma con uno scenario prossimo in divenire che non esclude a priori questa prospettiva.

Una composizione, quella appena descritta, che andrebbe a prefigurare una campagna elettorale tra sovranisti e europeisti.

Questione di fiducia

Ricapitoliamo.
Al Senato il governo gialloblu o gialloverde riceve il voto favorevole di 171 senatori, i no sono stati 117, gli astenuti 25. Facendo un veloce confronto con le passate legislature il Governo Monti è quello che registra il record numerico nel voto di fiducia a Palazzo Madama con 281 sì e 25 no, mentre la maggioranza numerica più bassa è del primo Governo Berlusconi, che il 18 maggio 1994 ottenne la maggioranza con 159 voti favorevoli e 153 contrari. In quell’occasione, rispetto alla Camera, spicca l’assenza degli astenuti: una differenza dovuta ad aspetti meramente procedurali, dal momento che – fino alla scorsa legislatura – al Senato l’astensione equivaleva al voto contrario; per astenersi a tutti gli effetti, a Palazzo Madama, era necessario uscire dall’Aula e non partecipare alla votazione.

Alla Camera il Governo Conte incassa, il giorno seguente, la fiducia con 350 voti favorevoli, 236 contrari e 35 astenuti. Anche qui, facendo un confronto con i governi precedenti, dall’avvio della II Repubblica ad oggi, il record di maggioranza numerica alla Camera dei Deputati spetta, anche qui, al Governo Monti che il 18 novembre 2011 incassò ben 556 voti favorevoli e solo 61 contrari. Al contrario la maggioranza numerica più risicata per l’avvio del governo spetta all’esecutivo di Lamberto Dini, che il 25 gennaio 1995 ottenne il via libera a Montecitorio con 302 voti favorevoli. In quell’occasione il governo – il primo composto esclusivamente da tecnici non eletti in Parlamento – ricevette il sostegno di una maggioranza trasversale, che andava dal Partito Democratico della Sinistra al Partito Popolare Italiano fino alla Lega, uscita poche settimane prima dall’alleanza con Forza Italia. Il partito di Berlusconi, insieme ad altri, si astenne nel voto di fiducia, consentendo in tal modo al governo di nascere.

Sondaggi

E’ la prima settimana dal giorno delle scorse elezioni che entrambi i partiti al governo non guadagnano punti: +0,1% il Movimento 5 Stelle (ora a 31,2%), mentre rimane stabile al 25,2% la Lega.

Continuano a perdere consenso, nella nostra media sondaggi settimanale, sia Forza Italia che Fratelli d’Italia, entrambi -0,2% rispetto la settimana precedente. Ora al 18,8% il Partito Democratico (+0,2%) nelle vesti di opposizione, dopo anni di governo, nel quale dovrà riuscire a trovare il giusto linguaggio per tornare ai livelli precedenti al 4 marzo; -0,1% per Liberi e Uguali, ora al 2,4%.

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