Il contratto giallo-blu e l’effetto cascata in provincia di Roma


(Dal blog su RomaToday)

In provincia di Roma il prossimo 10 giugno andranno al voto 16 comuni, la maggior parte di essi sotto i 15mila abitanti, per eleggere il prossimo primo cittadino.

Il contesto nazionale che ha legato il Movimento 5 Stelle e la Lega in un contratto di governo e che ha slegato quest’ultima dalla coalizione di centrodestra (pur rimanendone come espressione all’interno di questo contratto), in concomitanza con la scelta del proprio candidato sindaco nel comune di riferimento, ha probabilmente influito nella scelta del primo cittadino della coalizione; andiamo a vedere come.

La coalizione di centrodestra ha trovato la quadra intorno ad un candidato unico al Comune di Anzio con Candido De Angelis, a Valmontone con Massimiliano Bellotti, Pomezia con Pietro Matarese e nei due municipi di Roma (III e VIII, rispettivamente con Simone Foglio e Francesco Maria Bova) che tornano ora al voto. Tutti territori nel quale è presente un’amministrazione uscente di centrosinistra o pentastellata, ad eccezione di Anzio dove alle ultime amministrative (2013) vinse una coalizione guidata dal Pdl.

Ma, la stessa coalizione, ha incontrato ostacoli nella designazione del proprio candidato sindaco unitario a Fiumicino, dove la Lega e Fratelli d’Italia si sono schierati con il neo senatore William De Vecchis e con Forza Italia su Mario Baccini; anche a Velletri sempre la Lega e Fratelli d’Italia si alleano su un candidato comune, Giorgio Greci, con Forza Italia staccato dalla coalizione che va in supporto di Giorgio Priori. Discorso simile ma con diverse alleanze a Santa Marinella, dove trovano l’accordo Forza Italia e Lega su Bruno Ricci con Fratelli d’Italia che si schiera invece con Alfredo De Antoniis (referente locale della Lega ai tempi di Noi con Salvini).

Un contesto nazionale che legherebbe a doppio filo le due compagini governative, non escludendo attacchi provenienti dai partiti del centrodestra rimasti fuori dalla composizione del governo e che, in qualche modo, potrebbe scaturire un effetto cascata nel locale, rompendo di fatto (anche se non ufficialmente) la coalizione che ha conquistato il 37% alle elezioni politiche e il 31,1% alle elezioni regionali del 4 marzo.

Come abbiamo già detto più volte, il centrodestra nelle ultime tornate elettorali a Roma e in provincia si è differenziato per non aver trovato la quadra attorno ad un candidato unico, dividendo le forze su più candidati espressioni della stessa area; scelta che la maggior parte delle volte si è rivelata decisiva per non far arrivare il candidato più decisivo tra i due alla vittoria finale. 

Il contratto di governo redatto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, e sottoscritto con il parere favorevole dai rispettivi elettori (per il 91% degli elettori che si sono recati ai gazebo organizzati nel fine settimana dal partito di Matteo Salvini e per il 94% dei votanti su Rousseau) potrebbe accentuare nel lungo periodo questa distanza tra le parti aprendo nuove dinamiche politiche all’orizzonte.

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