Il Molise esiste ed ha gli stessi abitanti del VII Municipio di Roma

(Dal blog su RomaToday)

Può il Molise essere definito l’ago della bilancia per la formazione del prossimo governo?

E’ questa la domanda che è balzata da una parte all’altra in attesa del risultato delle urne e che ha consegnato poi la Regione al candidato del centrodestra Toma con il 43,5%.

L’importanza avuta in questi giorni di un territorio di poco più 300mila abitanti (una popolazione simile al VII Municipio di Roma), è dovuta da un intreccio di situazioni quali l’incertezza che domina nel contesto nazionale e la data del voto distante 50 giorni da quella delle elezioni politiche, potendola così valutare come un test sullo stato di salute dei vari partiti alla ricerca di un equilibrio per formare un nuovo governo, dopo le due consultazioni andate a vuoto e una terza in arrivo per il presidente della Camera Roberto Fico, convocato nella giornata di oggi al Quirinale dal Capo dello Stato. 

Un’importanza inattesa dato che risulta l’unica regione italiana non visitata dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In questi ultimi giorni il Molise è stato terreno di conquista da parte dei big di ogni partito (la Lega la scorsa settimana ha inviato una task force di 80 parlamentari), soprattutto del Movimento 5 Stelle che era in cerca di un pareggio di conti in vista di un vantaggio della Lega in Friuli-Venezia Giulia la prossima settimana, oltre a raggiungere un risultato simbolico: conquistare la sua prima Regione.

Il risultato uscito dalle urne, però, può rappresentare ad oggi un ulteriore ostacolo sulla strada dell’esecutivo. Il centrodestra vince unito, anche se le forze al suo interno hanno subito variazioni dovute anche alla numerosa presenza di liste in sostegno del candidato presidente e liste civiche che nel locale riescono ad attrarre più elettori, strappandoli così ai principali partiti: è il caso, ad esempio, di Forza Italia che crolla dal 16,1% al 9,4%, lasciando agli alleati 15mila voti; mentre tra i principali partiti, l’unico a guadagnare voti è Fratelli d’Italia (circa mille voti in più rispetto al 4 marzo).

Il Movimento 5 Stelle non riesce nella conquista della prima Regione e fanno un passo indietro rispetto alle elezioni politiche: dal 44,8% (pari a 78.093 voti) al 31,6% (pari a 45.886 voti). Precipita il Partito Democratico dal 15,2% del 4 marzo fino al 9%, perdendo in questo lasso di tempo ben 14mila elettori; alla coalizione di centrosinistra non è servito, in questo caso, neanche l’apporto di Liberi e Uguali che in queste regionali si è unito a sostegno dello stesso candidato presidente. A Montenero di Bisaccia, comune di nascita di Antonio Di Pietro, il Partito Democratico si ferma al 2,9% (la coalizione al 9,5%).

Si indebolisce così l’asse 5stelle-Partito Democratico in modo direttamente proporzionale al rinforzo della colazione di centrodestra che, nonostante le vicende interne, non può fare a meno l’uno dell’altro per vincere e continuare a vincere (i sondaggi gli assegnano anche il Friuli-Venezia Giulia, che porterebbe così a quattro le regioni del nord a guida centrodestra).

In conclusione, il Movimento 5 Stelle è in vantaggio quando si tratta di elezioni a doppio turno (come le elezioni comunali) e perde sempre alle elezioni con il turno unico ma, riprendendo la domanda iniziale, siamo veramente tutti d’accordo che un territorio con la stessa popolazione del VII Municipio di Roma, può avere una valenza nazionale o quantomeno definire trend e accordi di carattere nazionale in una democrazia rappresentativa? 

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