Il successo di Casapound, quando il blocco nero si racconta come un sindacato popolare

(Dal blog su RomaToday)

Acqua, casa, abusivismo, migranti: le parole chiave. Incastrate in una campagna elettorale permanente, a partire dalla scelta dei luoghi per finire ai social: dove sfruttare le qualità di grafico e comunicatore del candidato alla presidenza. E usare la propria forza comunicativa parlando il linguaggio di chi si sente ‘ultimo’, trasformandosi da blocco nero che fa paura in un sindacato popolare. Quello che ti ascolta. E dopo parla. La tornata elettorale al X Municipio ha confermato quello che da mesi si respirava nell’aria: un incremento sostanziale dei voti in favore di Casapound; 4.862 voti contro i 1.750 alle elezioni comunali del 2016 e i 642 voti delle comunali del 2013.

Un aumento concreto nonostante la bassa affluenza (36,15% pari a 67.125 votanti su 185.661) che riesce a premiare solo quei partiti che riescono a fidelizzare l’elettorato, penalizzando invece coloro che conducendo una campagna elettorale silenziosa hanno avuto poi più difficoltà nel mobilitarlo, complice anche il contesto creatosi in questi ultimi anni di commissariamento.

Percentuale che ha permesso alla coalizione in sostegno di Luca Marsella di raggiungere il 9,1% (5.944 voti in totale) ed entrare all’interno del consiglio municipale. Un risultato storico che permetterà di essere senza dubbio anche l’ago della bilancia in un turno di ballottaggio nel quale il centrodestra non parte nelle condizioni di favorito.

Cosa è accaduto? Analizzando i voti ricevuti si può notare come i migliori risultati arrivino dai quartieri popolari, da Ostia Nuova e dal Villaggio San Giorgio di Acilia punte vicine al 20% del consenso e il 17% ottenuto nel quartiere dell’Infernetto. Zone che, come abbiamo spesso ribadito, sono lontane dal coinvolgimento della politica attiva che rende protagonista il solo quartiere di Ostia e che riescono ad essere mobilitate solo da quei partiti che conducono battaglie sul territorio nel lungo periodo riuscendo a carpire quell’elettorato che, vuoi per motivi di priorità o di distanza, non si riconosce del tutto nello stesso municipio del quartiere che affaccia sul mare.

Il risultato di quella che – di fatto – è una campagna elettorale permanente; partendo in anticipo sui diretti avversari e concentrarsi su pochi e sentiti temi, in questo caso: sicurezza (con ronde sul territorio e in spiaggia, come abbiamo visto quest’estate), riqualificazione (puntando sulla Pineta di Castel Fusano e aree verdi), difesa delle fasce più deboli della popolazione (raccolta alimentare per 250 famiglie); temi che hanno ricevuto un riscontro lineare se confrontati al flusso elettorale delle urne.

Come abbiamo già detto, Casapound guadagna circa 3mila voti in un anno, gli stessi che ha perso circa Fratelli d’Italia nello stesso lasso di tempo. Quello che si pensava come un partito con un elettorato sovrapposto a quello di Noi con Salvini (che ha invece confermato i voti del 2016, con un leggero miglioramento) si è invece dimostrato nella decima circoscrizione di Roma Capitale come un partito direttamente concorrenziale a quello di Giorgia Meloni. È probabile, a questo punto, che i risultati siano funzionali all’inizio di una battaglia sugli stessi temi per la conquista dello stesso target di elettori. Insomma, un X Municipio come caso studio su quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi su ampia scala.

Il candidato presidente scelto è un personaggio molto seguito sui social: Luca Marsella, trentaduenne romano e responsabile di CasaPound nel X Municipio di Roma sin dalla nascita del movimento, solo nella sua pagina Facebook conta più di 21mila like e una pagina dedicata alle attività del partito nel X Municipio con 7.500 like; con interazioni elevate ai vari post. Oltre mille i follower sull’account personale del candidato su Twitter.

I post pubblicati sono in media più di uno al giorno; dall’annuncio ufficiale delle elezioni municipali, trasmesso dal ministro degli Interni il 7 settembre scorso, sono più di venti i video trasmessi in diretta sulla pagina Facebook. Dai blitz contro i mercatini abusivi alle contestazioni contro il sindaco Virginia Raggi, il pane quotidiano del candidato.

Anche a costo di ripeterci: i like non sono voti, ma il confronto con gli altri candidati è, sotto questo aspetto, nettamente favorevole a Casapound. Gli errori di scelta, nel target di elettorato, nei luoghi e nelle parole sono il terreno fertile per la forza dei movimenti anti-sistema.

Un risultato riflesso della crisi sociale delle grandi città: malessere, disagio, disaffezione. La bravura è quella di intercettare questi malumori. I voti triplicati lo dimostrano.

 

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