La comunicazione di governo non è quella di lotta

(Dal blog su RomaToday)

La comunicazione di governo non è quella di lotta. Dovrebbero saperlo anche dalle parti del Campidoglio, dove gli esperti di settore non mancano. Eppure, caso emblematico l’emergenza maltempo di domenica, il cambio di passo ancora non c’è stato. Non potevano non immaginare che la rete li avrebbe puniti al primo inciampo. E così è accaduto. Mentre la Capitale affondava, e le immagini di strade come torrenti inondavano i social network, gli internauti più esperti mostravano gli screenshot dei tweet di Virginia Raggi &Co. che ironizzavano sulla gestione Marino. Gli hashtag, come tradizione grillina vuole, erano simpatici e impazzavano da un canale all’altro. Ma chi di cinguettio colpisce di cinguettio rischia di perire.

Prevedibile. Quello che giornalisti, politici di opposizione e internauti giocherelloni non potevano immaginare erano le scuse che continuano a mancare. Perché sa solo di autoassoluzione quando il sindaco della prima città di Italia prova a spiegare quanto accaduto il 10 settembre parlando di “cambiamento climatico in atto” e di “foglie cadute in anticipo”.

Inevitabile la reazione della rete. Che non ha perso occasione per sminuire le parole dell’inquilino di palazzo Senatorio. Le stesse cose le ha dette Papa Francesco, ma in modo diverso. Eppure nessuno si è sognato di criticare il Pontefice. Per un motivo semplice: del dileggio e dell’insulto i Cinquestelle hanno fatto un marchio di fabbrica, che adesso – all’atto della prova di amministrazione – rischia di trasformarsi come il più classico dei boomerang.

Quanto fatto, quanto detto e quanto scritto resta. Lo dimostrano gli screenshot. All’epoca erano monsoni e gommoni, oggi il clima che cambia. In parte, però, è vero. Non si può negare che i periodi di siccità durino più a lungo, che la quantità di acqua piovuta è sempre maggiore e sempre in minor tempo.

Cosa ha sbagliato Raggi? A non dire la verità. A non ammettere di aver esagerato con la comunicazione di lotta. Prima colpa. Scoprendo che le caditoie sono di meno di quanto lei sia convinta: seconda grave responsabilità. La terza, mentire sulla pulizia. Da metà agosto i consiglieri grillini si sono prodigati per mostrare il lavoro di disostruzione di griglie e bocche, ma manca il piano. Manca un elenco di quelle fatte e di quelle da fare. Così, con una fonte ufficiosa si viene a sapere che solo il 10% di queste è stato oggetto di intervento. Infine, puntare il dito sui Municipi. Molti sono a guida M5s.

Mentre il sindaco è costretto a dire: “Probabilmente il sistema fognario di Roma non è attrezzato per eventi di questa portata, di questa violenza. Ieri (domenica, ndr) le fogne sputavano fuori acqua. Evidentemente i mutamenti climatici ci mettono di fronte e esigenze per le quali non eravamo preparati”. Un’ammissione ma senza umiltà: non essere preparati. Può accadere. Basta chiedere scusa. Ma ci vuole coraggio a rinnegare anni di comunicazione di lotta per passare a quella di governo. Che eviti l’ironia dei social.

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