La notte delle primarie in Iowa

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Iowa, primo atto. Tutto quello che sapevamo sulle primarie americane si è realizzato. Se pensavamo che bastasse seguire i sondaggi, ci sbagliavamo. L’unica certezza che avevamo è stata smentita dai fatti.

Andiamo con ordine. Donald Trump, il miliardario, dato per mesi in testa ai sondaggi in Iowa è arrivato secondo. Marco Rubio, contro ogni previsione ha raggiunto la terza posizione che ad un certo momento sembrava poter diventare seconda. Jeb Bush è andato molto male.
Pare che piano piano che la strada si farà più chiara, la bolla mediatica di Trump si sgonfierà.
Ha vinto Ted Cruz, forte del sostegno dei gruppi religiosi conservatori, soprattutto evangelici, con un messaggio di destra radicale declinato, però, in toni più istituzionali rispetto a Trump. Nel suo discorso, il vincitore repubblicano ha fatto continui rimandi ai valori cattolici, polemizzando con l’establishment del partito e affermando: “Questa è una vittoria della base”.

Sul fronte dei democratici la faccenda non sembra essere così delineata. Innanzitutto, sapevamo che ormai sarebbe stata una battaglia tra l’ex segretario di Stato Hillary Clinton e il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders. Martin O’Malley, ex sindaco di Baltimora e ex governatore del Maryland, si è ritirato dalla corsa dopo il disastro di questa notte. I due contendenti sono arrivati praticamente pari anche se lo staff della Clinton ha sottolineato la vittoria nello Stato. Nel suo discorso, Hillary non si è sbilanciata così tanto, è apparsa sollevata (dopo il risultato del 2008 che l’aveva relegata addirittura terza), dichiarandosi “una progressista che fa le cose per la gente”. Dietro di lei, suo marito Bill Clinton e la loro figlia Chelsea che l’hanno accompagnata durante questi ultimi giorni di campagna elettorale.

Sanders, invece, ha subito dichiarato la parità tra i due, richiamando i suoi sostenitori a continuare a lottare contro l’establishment del partito, i pezzi forti della finanza e dei media. Un po’ come Cruz. Questa sicuramente per lui è una vittoria sia politica che mediatica che lo spingerà in New Hampshire dove si voterà tra una settimana e dove è dato in vantaggio. E’ lui il fenomeno del momento, colui che ha raccolto la percentuale più alta tra i giovani mentre la Clinton si è difesa con gli over 50.

La partita non è finita, le primarie sono appena iniziate e ci regaleranno altri momenti da valutare con attenzione prima delle elezioni di novembre. E’ “la sorprendente vitalità della democrazia americana”, come l’ha definita Bernard Guetta su Internazionale.

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