Le grandi manovre del Pd: nei sondaggi il partito di Renzi resiste

Allo stesso tempo due partite: da un lato, le consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella, per il dopo Renzi; dall’altro, quelle degli esponenti del Pd. Che potrebbe non essere più lo stesso dopo il trauma della sconfitta al referendum costituzionale. Può accadere di tutto, ma solo dopo l’incarico al nuovo governo. Anche se, all’interno del Partito democratico, le grandi manovre per quel che sarà il dopo sono già cominciate da tempo. Sono passati tre anni dalla trionfale vittoria di Renzi alle primarie dem: un tempo lunghissimo. È ora di accelerare e il segretario ci pensa. Pensa al suo PdR, i democrat rischiano la scissione. Frattura che non è stata certificata da un congresso, ma che i fatti rendono ben visibile. Soprattutto oggi che l’ex capo del governo sente alle sue spalle manovre di accerchiamento.

I sondaggi, quello di Nicola Piepoli in primis, sembrano dare ragione al numero uno di Largo del Nazareno. In un articolo per laStampa, pubblicato ieri, sembra che la consultazione referendaria non abbia intaccato più di tanto l’appeal del Matteo nazionale. Se quest’ultimo, infatti, decidesse di dar vita a una nuova forza sul panorama politico, il 57% degli elettori del centrosinistra sarebbe pronto a concedergli la fiducia. Dallo stesso perimetro elettorale, il voto non arriverebbe da poco più di uno su tre.

In generale, tra gli aventi diritto, 33 su 100 sarebbero disponibili a concedergli la fiducia; a 58 punti percentuali si attesta, invece, il ‘no’. Le sorprese, però, non finiscono qua: se è vero che nel centrodestra i consensi calano, pollice verso dall’87% degli intervistati; resta comunque un 11% che potrebbe farlo.

Non solo. Un quinto di sostenitori del M5s potrebbe sceglierlo, tradendo il guru-Grillo. Mentre il 59% ha valutato positivamente l’addio di Renzi, dopo la batosta di domenica notte (indice di fiducia al 38%). La scissione non è più nelle idee, ma nei ragionamenti. E potrebbe riportarci indietro: un’anima ulivista, come con Prodi, e un’altra in rappresentanza della sinistra (indubbiamente più forte di Sel e Sinistra italiana). Nei sondaggi, il partito di Renzi esiste.

Nonostante lo scisma paventato il Pd resta ancora il primo partito (32%), perdono mezzo punto i Cinquestelle (27%), Forza Italia aggancia la Lega all’11%, FdI ferma a 5 punti percentuali.

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