Manifesti, volantini e slogan: per le Primarie PD mancano genio e sregolatezza

(Dal blog su RomaToday)

Zero rischi. Meglio nessuno slogan e manifesti piatti che rischiare i commenti acidi della rete. E’ questo che devono aver pensato i sei in campo per la sfida ai gazebo di domenica prossima. Il giorno delle primarie, infatti, si avvicina e probabilmente nessun elettore è soddisfatto dell’operato del suo candidato. Una pre-campagna elettorale con  dibattito poco appassionanti: scarsa competizione, poco confronto e fantasia latitante. Lo dimostra il materiale fatto circolare in questi giorni. Perché manifesti, volantini e slogan sono lo specchio di un politico. E qualcuno avrà evitato di vedere la sua immagine riflessa.

Roberto Giachetti

Partiamo dal front runner, il favorito per la competizione interna a un centrosinistra dimezzato: Roberto Giachetti. La maggior parte dei materiali elettorali del vice presidente della Camera sono caratterizzati da una buona dose di romanità e dall’assenza della sua vera figura. #TuttaRoma è uno slogan poco diretto, al quale deve essere necessariamente accompagnato da una descrizione per completarlo (strada per strada, ascoltiamo la città).

 

Gianfranco Mascia

All’ecologista Mascia dobbiamo l’unico atto di originalità di queste Primarie 2016, giocando tra il suo cognome e il noto cartone “Masha e Orso”, si presenta in ogni occasione con un orso di peluche riuscendo a catalizzare l’attenzione su di sé, che altrimenti sarebbe stata minima.

Materiali elettorali che caratterizzano molto l’idea che porta con sé il candidato. La creatività che lo ha contraddistinto dagli altri candidati durante questa pre-campagna elettorale viene rovinata da alcuni refusi nei suoi manifesti (“vitalizzi”), dettagli che possono mettere in discussione tutto ciò che di buono è stato fatto.

Domenico Rossi

Il Generale non usa nei suoi manifesti lo stesso format di base, anche per declinare il suo programma usa immagini di sfondo diverse per ognuna di esse. I temi utilizzati: trasparenza, legalità e rispetto delle regole, sono in linea con la sua immagine e il suo passato (oltre 40 anni al servizio dello Stato) che rivendica con orgoglio.

Stefano Pedica

Il manifesto di Stefano Pedica prevede un’indicazione di voto ed è graficamente da rivedere, ben due gli hashtag utilizzati in uno spazio ristretto ed una sagoma ritagliata non nei migliori dei modi.

pedica

Roberto Morassut

Uno dei pochi che espone il suo programma. I suoi manifesti hanno tutti lo stesso format con diverse declinazioni in base alle necessità e alle esigenze della Capitale. Alla fine di ogni descrizione inserisce i suoi hashtag di riferimento: prima #bastaslogan e poi #RM2016.

La sua campagna elettorale per queste primarie 2016 è stata caratterizzata da #camminare, troppo generico e poco identificativo, probabilmente il suo punto debole per questa pre-campagna.

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