Passera, da banchiere a candidato sindaco di Milano: la trasformazione non è scontata

Distante, freddo e poco conosciuto. Perché da banchiere a politico il passo non sempre è breve. Come dimostra Corrado Passera, che ha intrapreso la sua avventura politica con Mario Monti nel 2011. E adesso prova la scalata a Palazzo Marino. Non con qualche scivolone.

L’esperienza al governo tecnico l’ha convinto a continuare la sua attività politica ma non più al fianco di Monti che, finita la sua esperienza si apprestava a lanciare il suo movimento in vista delle elezioni, bensì in solitaria fondando poi Italia Unica.

Per il momento le cose 7380_1022192371176830_2551565106130046378_nnon sembrano essergli andate bene, il suo partito politico resta per lo più sconosciuto nonostante i vari tentativi di farlo emergere. L’ultimo dei quali è la candidatura a sindaco di Milano contro la sinistra divisa per le primarie: con Beppe Sala al momento in vantaggio sui suoi sfidanti.

Proprio contro l’ex commissario unico di Expo si riversano gli sforzi di Passera e del suo partito, con un volantinaggio a tappeto per chiedere trasparenza e chiarezza sulla gestione dell’evento; anche se al momento, solo Francesca Balzani sembra essersi accorta della sua discesa in campo, ricordando come Sala non sempre essere l’unico manager a provare a fare politica, riferendosi a Passera.

Cosa c’è che non va nella campagna elettorale di Corrado Passera? Sicuramente il candidato di Italia Unica sconta il problema di non essere conosciuto a molti elettori al contrario di quelli del centrosinistra che grazie alle primarie di coalizione stanno attirando molta attenzione.

La personalità del candidato, poi, è un elemento rilevante e un fattore concreto a cui ciascuno si può rapportare: soprattutto se ci si candida a guidare una delle città più importanti del Paese, tornata alla ribalta anche grazie a Expo. Passera sembra essere distante, freddo nonostante le sue continue presenza in giro per la città come documentano le foto sul suo profilo Facebook, ma troppo legato alla sua vecchia immagine di dirigente d’azienda.

Il valore del candidato come persona irrompe anche nel messaggio, la spina dorsale della campagna, che deve essere coerente con la storia di chi si presenta alle elezioni e del suo partito.

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Non basta concentrarsi sul tema più sentito dagli elettori per costruire un messaggio che, in questo caso, fa leva sulla paura e sulla sicurezza che mancherebbe in città. I toni del messaggio non si adattano alla persona di Corrado Passera, sembrano invece ricordare quelli di altri partiti, con un margine di populismo piuttosto diffuso di questi tempi che, su di lui, non fa altro che evidenziare i  punti deboli.

 

 

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