Prima Milano, ora Roma: cinesi pronti a votare. Sul bilancio delle preferenze possono contare

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I numeri parlano. E tanto. Così la bufera sulla comunità cinese che ha votato alle primarie milanesi, lo scorso weekend, per scegliere il candidato sindaco a palazzo Marino, si risolve in una cifra: 1,5%. Su 60mila votanti, solo uno su 10 era originario della Cina. Non tanti da essere decisivi nella vittoria finale di uno tra i 4 concorrenti. Ma neanche così pochi da essere sottovalutati.

Perché rappresentano oltre 240mila residenti, lo 0,34% della popolazione in Italia. Sono oltre 13mila solo a Roma, città che negli ultimi anni ha registrato un incremento di 14 punti percentuali. Tradotto: anche i loro possono essere dei voti buoni nella corsa a conquistare una candidatura al Campidoglio. Considerando che per le elezioni dei consiglieri delegati si presentarono alle urne in 1500.

Sulla bilancia delle preferenze sono numeri che possono contare. Soprattutto considerando le zone in cui sono maggiormente concentrati: Esquilino, Pigneto, Casilina e Prenestina. Quelli di seconda generazione, secondo agiChina, oltre 5mila.

Molti di loro, per abitudine, votano a sinistra. Altri, invece, sono attratti da Berlusconi che nel loro immaginario rappresenta l’uomo che si è fatto da solo. Portarli nei seggi potrebbe aiutare. Più delle polemiche.

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