Referendum, dagli elettori all’estero agli indecisi: caccia al voto

referendum-costituzionale-renzi-2016Se fosse una partita di calcio, gli scommettitori incalliti non saprebbero decidersi tra 1,X,2. L’incertezza, infatti, regna sovrana nelle rilevazioni dei sondaggisti sul probabile esito del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Qualcuno azzarda un leggero vantaggio del ‘no’ sul ‘sì’, ma tutti gli istituti – come sempre – concordano: saranno gli indecisi a determinare il risultato finale. Anche se la carta segreta, per fare la differenza nelle urne, potrebbe essere quella dei nostri connazionali che vivono oltre i confini i nazionali. “Una prateria da arare”, la definisce su LaStampa Carlo Bertini, da conquistare prima della data fatidica del voto. Perché loro, tre milioni e novecentomila persone, saranno chiamati ai ‘seggi’ 20 giorni prima rispetto agli elettori che risiedono in patria.

A dieci settimane dal voto, per Ipr Marketing il 52% propende per bocciare la riforma voluta dal premier Matteo Renzi. Uno scarto più consistente lo concede Emg: 35,5 contro il 26,9. Ma la fetta più grande è quella da ricercare in chi non ha ancora deciso se e come esprimersi: oltre un terzo degli aventi diritto. Tutti gli intervistati, a parole, sono favorevoli alla fine del bicameralismo perfetto.

Ma non come la intende il ministro Maria Elena Boschi, con il Senato che dovrebbe essere composto da consiglieri regionali e sindaci senza indennità. Per Demopolis un quarto delle persone contattate vorrebbe questo passaggio. Forte tra gli over 55, mentre il ‘no’ – per Masia – è radicato soprattutto nella fascia d’età 35-55 anni.

Gli indecisi, per Piepoli, sono il 45%: un quarto composto da chi ancora non sa cosa votare e il restante 20% da chi, espressa una preferenza, potrebbe cambiare idea. Un aspetto da non sottovalutare è la data del voto. La scelta del 4 dicembre, per i fautori del pollice verso, potrebbe servire a Renzi per abbassare l’affluenza; nella convinzione che un’alta partecipazione potrebbe favorire il ‘no’.

Un altro aspetto è come si formula il quesito. Sempre su LaStampa di oggi, Piepoli racconta che nel 1941 una domanda sullo stesso tema posta in tre modi diversi portò a tre differenti risposte. Quindi, secondo il sondaggista, ballano 4milioni di voti a seconda del quesito referendario.

Masia quantifica questa fetta in una forbice tra i 10 e i 15 percentuali, Noto tra il 7-8%. Per quest’ultimo la data del voto non fa differenza. Il 45% avrebbe, infatti, già deciso cosa votare. Il 20% dovrebbe decidersi all’ultimo secondo. Su un’ipotetica affluenza del 50%, il 15% dovrebbe scegliere all’ultimo secondo. Rendendo, ad oggi, difficile ogni previsione.

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