Regione Lazio, la nuova legge elettorale

Nella Regione Lazio, nelle ultime settimane, è stato un susseguirsi di dichiarazioni e riunioni per deliberare una nuova legge elettorale in vista delle elezioni del prossimo anno. Lavori portati avanti dalla prima Commissione del Consiglio regionale, che si occupa di Affari istituzionali, con il cosiddetto “Testo Abbruzzese”.

Ma vediamo ora, in 5 punti, cosa prevede la nuova legge elettorale della Regione Lazio, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale (44 voti a favore su 44 votanti):

Allineamento nazionale Sono state tre le norme necessarie per adeguare il sistema elettorale del Lazio alla novità introdotte a livello nazionale. La prima è la cosiddetta preferenza di genere, in base alla quale ogni elettore potrà esprimere fino a due preferenze purché a candidati di sesso diverso. La seconda è riferita al limite del 50% ai candidati dello stesso sesso nelle liste circoscrizionali. La terza norma introduce, invece, il divieto del terzo mandato consecutivo per il presidente della Regione Lazio, salvo che uno dei due mandati precedenti sia durato meno di due anni, sei mesi e un giorno per causa diversa dalle dimissioni volontarie (legge 165 del 2004).

Infine è stato definitivamente chiarito che, in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, si andrà a votare entro tre mesi.

Listino La principale innovazione è l’eliminazione dalla legge la lista di 10 consiglieri collegati al presidente vincitore che entravano alla Pisana senza aver bisogno di preferenze. Da oggi, l’elezione dei consiglieri regionali avverrà per l’80% dai seggi assegnati con metodo proporzionale, il restante 20% sarà attribuito, come premio, direttamente alle liste circoscrizionali che sostengono il presidente e non più attraverso il “listino”.

Limiti per il numero dei candidati I limiti per il numero dei candidati per ciascuna lista nelle circoscrizioni saranno così suddivisi:

  • da 22 a 32 nella Città metropolitana di Roma Capitale;
  • da 4 a 6 a Latina e Frosinone;
  • da 2 a 4 a Viterbo;
  • 2 a Rieti.

Un emendamento del centrosinistra ha poi aggiunto non eleggibili: i presidenti delle province della Regione, il sindaco della Città metropolitana di Roma Capitale e i sindaci dei comuni aventi una popolazione superiore ai 20mila abitanti (prima erano ineleggibili solo quelli dei comuni capoluogo).

Rappresentanza delle province Cinque le circoscrizioni regionali (Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e Città metropolitana di Roma), che vedranno assegnarsi i seggi in proporzione alla popolazione risultata residente all’ultimo censimento generale, attraverso un emendamento proposto dall’assessore Mauro Buschini, che assegna all’Ufficio centrale regionale il compito di individuare, per le circoscrizioni prive di eletti, la lista con più voti collegata al presidente vincitore delle Regionali assegnandole un seggio. Seggio che è corrispondentemente sottratto, con un complesso meccanismo, ad altre liste collegate al nuovo presidente della Regione che abbiano raccolto minori consensi.

Approvato, inoltre, un emendamento della consigliera Petrangolini (Pd) che riequilibra i rapporti tra le forze rappresentate in consiglio: in pratica, il premio di maggioranza non assegnato – perché la maggioranza ha già raggiunto il 60% dei seggi e la governabilità è quindi garantita – viene redistribuito in modo proporzionale alle liste di minoranza.

Raccolta firme Sollevati dall’obbligo della raccolta firme per la presentazione delle liste elettorali, le liste espressione di partiti o movimenti rappresentati da gruppi consiliari o parlamentari già presenti in Consiglio o in almeno una delle due Camere alla data di indizione delle elezioni. Inoltre, il presidente di un gruppo consiliare potrà dichiarare collegata una lista pur se questa avrà denominazione diversa da quella del gruppo. Esonerate dalla raccolta firme anche le liste che abbiano un contrassegno nel quale compaia anche il simbolo di un partito o di un movimento già esente.

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