Roma, una donna al Campidoglio? Tra Raggi e Meloni è questione di ballottaggio

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Una battaglia tutta al femminile ma ancora aperta.

La città eterna si appresta a scegliere un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale e i candidati in campo non mancano.

Il centrosinistra schiera il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, mentre il centrodestra è diviso tra quattro candidati: la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, appoggiata anche dalla Lega di Matteo Salvini; Alfio Marchini, sostenuto da Area Popolare che raggruppa Ncd e Udc; Francesco Storace e infine l’uomo di Berlusconi ed ex capo della protezione civile Guido Bertolaso. Tra le due coalizioni, Stefano Fassina, candidato di Sinistra Italiana e Virginia Raggi, M5S, favorita per la corsa al Campidoglio.

In attesa del risultato del 5 giugno, il quotidiano Il Tempo ha contattato quattro sondaggisti per chiedere loro cosa ne pensano di questa competizione: Klaus Davi, Nicola Piepoli, Roberto Weber e Luigi Crespi. Un elemento sembra metterli d’accordo: al momento Bertolaso, all’inizio sostenuto anche da FdI e Lega, si conferma come una scelta sbagliata del Cavaliere. “E’ una persona per bene ma non funziona” scrive Klaus Davi mentre Piepoli pensa che nonostante vada riconosciuta un’immagine decisionista, dato che ha espresso ai tempi del terremoto all’Aquila, sia “debole e marginale” e per Luigi Crespi è semplicemente “inadeguato”.

Giorgia Meloni continua a crescere nei sondaggi, tanto che sembrerebbe scavalcare Giachetti dal secondo posto e giocarsi la partita del ballottaggio con un’altra donna, Virginia Raggi che molti vedono già direttamente al ballottaggio. Sarebbe la prima volta per Roma. Fino ad oggi il primo cittadino della Capitale è sempre stato un uomo, nonostante il numero dei sindaci donna sia aumentato di sette volte negli ultimi anni e nelle elezioni amministrative è stata introdotta la doppia preferenza di genere. Secondo l’Anci, nel 2015 i sindaci rosa sono 1.066 su 8.003 totali. Il numero delle donne sindaco è cresciuto in modo rilevante negli ultimi trent’anni, passando da 145 comuni amministrati da donne nel 1986 a mille nell’anno scorso. Le regioni in cui c’è una maggiore presenza di donne sindaco sono l’Emilia-Romagna dove il 51,2% dei comuni (171) è stato amministrato da donne negli ultimi trent’anni. Seguono la Toscana con il 43,7% e poi la Lombardia (41,5%). L’incidenza delle donne sul totale degli amministratori è pari al 27,7% mentre i presidenti del Consiglio sono donne nel 22,3% dei casi.

Ma la corsa dell’ex esponente di An è tutt’altro che facile con un centrodestra diviso tra quattro nomi, ognuno dei quali sembrerebbe non avere intenzione di fare un passo indietro e appoggiare qualcuno. I nomi forti sono certamente Meloni e Marchini. Secondo Weber la prima avrebbe più spinta al primo turno mentre il secondo andrebbe bene al ballottaggio perché raccoglierebbe voti trasversali tra gli schieramenti.

La città, però, è ferita dalle vicende di Mafia Capitale e dal capitolo politico Marino tutt’altro che fortunato. La debolezza del Partito Democratico spingerebbe il flusso dei voti verso il M5S da una parte e Fassina dall’altra.  

La partita è appena iniziata ed è tutta da giocare.

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