Salvini e il “Carroccio a Cinquestelle” per lanciare l’opa sul centrodestra


(La nostra analisi su Today.it)

Il nuovo scenario che si va a configurare nel post-voto è molto diverso da quello che i sondaggi ci mostravano fino a quindici giorni prima del 4 marzo.

Nella nostra prima media sondaggi elaborata dopo le elezioni politiche si evidenzia come i partiti usciti in qualche modo vincitori dalle urne, siano gli unici che mostrano un “segno più” rispetto alle percentuali raggiunte in campagna elettorale.

Continuano a crescere, infatti, sia il Movimento 5 Stelle (34,1%,) che la Lega (19,9%). Quest’ultima soprattutto, riesce nel sorpasso ai danni del Partito Democratico, affermandosi così come seconda forza nel nostro Paese.

Perdono decimali (e alcuni anche punti percentuali consistenti) tutti gli altri partiti, rispetto al risultato raggiunto lo scorso 4 marzo: -1,6% Forza Italia (ora al 12,4%);  -0,6% Liberi e Uguali, che oggi con il 2,8% si ritroverebbe sotto la soglia di sbarramento del Rosatellum bis, stessi decimali persi da +Europa (fermo all’1,9%); -0,4% il Partito Democratico (oggi al 18,3%); -0,4% anche Noi con l’Italia che andrebbe sotto l’ultima soglia utile dell’1% alla coalizione del centrodestra. Perde invece lo 0,2% Fratelli d’Italia che arretra al 4,1%.

Se si votasse domani, quindi, si tornerebbe in qualche modo ad un bipolarismo attorno alle figure di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ma ciò che risulta interessante è quello che è accaduto in queste ultime ore, in Parlamento, per l’elezione dei presidente delle Camera: Di Maio e Salvini che cinguettano per un accordo che consenta loro di andare al governo.

Anche se i sondaggi che abbiamo richiamato consiglierebbero il contrario: tornare al voto. Cosa che non converrebbe a Berlusconi e al Partito Democratico che, invece, sembrano in qualche modo rallentare; in quanto un ritorno alle urne peggiorerebbe la loro attuale situazione politica. L’esempio, in questo senso, è stata l’iniziale insistenza del partito di Berlusconi con l’indicazione di Paolo Romani per il Senato e lo strappo su Anna Maria Bernini; quando sarebbe bastato un qualsiasi altro nome per far digerire la scelta su un nome forzista alla base dei pentastellati ed entrare di diritto nella scelta del futuro governo.

L’accordo è stato trovato poi sui nomi di Roberto Fico per la presidenza della Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati per quella del Senato. Per la prima volta una donna alla seconda carica dello Stato e tornano due presidenti delle Camere di schieramenti opposti: l’ultima volta fu nel 1992 con Spadolini al Senato e Napolitano alla Camera.

Equilibri, questi emersi nelle votazioni per gli scranni più alti dei due rami del Parlamento, che danno una indicazione per la formazione del nuovo governo. Quattro erano le possibili maggioranze, in termini di numero di seggi, ipotizzabili dopo il voto di domenica 4 marzo. Quella più forte, secondo le cifre, sarebbe realizzata da un’alleanza tra il M5s e il centrodestra compatto. Fico a Montecitorio e Casellati a Palazzo Madama porterebbero in questa direzione: 492 scranni alla Camera, rispettivamente 265 alla triplice alleanza Salvini-Berlusconi-Meloni e 227 ai Pentastellati; 249 al Senato (137 e 112).

I pallottolieri, però, riservano sempre delle sorprese. Fico è stato eletto con 470 voti, una ventina in meno di quelli della maggioranza in pectore; Casellati con 240, 9 in meno. Tradotto: i franchi tiratori sono sempre dietro l’angolo e la regia sembrerebbe quella di una Forza Italia spaccata dopo la fuga in avanti di Salvini sul nome di Anna Maria Bernini, proposta prima che la scelta cadesse su Casellati.

E il leader del Carroccio, accusato di aver lanciato un’Opa su tutto il centrodestra, e pronto all’accelerazione sull’accordo con il solo M5s. Anche in questo caso, secondo maggioranza ipotetica considerando i dati delle elezioni politiche, sostenibile. Una squadra giallo-verde, infatti, mostra le seguenti cifre: 352 voti alla Camera (227 M5s, 125 Lega), 170 al Senato (112, 58).

Le altre due ipotesi, M5s+Pd+LeU e centrodestra+Pd, non sembrano più percorribili dopo il voto per la presidenza delle Camere.

Inoltre, un ballottaggio Di Maio-Salvini vede il primo in vantaggio di 9 punti percentuali (39 a 30). Un ‘Carroccio a Cinquestelle’ è un’ipotesi ritenuta e auspicabile dal 38% degli intervistati, secondo una recente ricerca elaborata da Swg. Nello specifico, da 59 su 100 tra gli elettori pentastellati; da 58 tra i leghisti; da 42 tra i Fratelli d’Italia.

Il nuovo governo avrà vita breve?

Una cosa è certa: in Italia, nessuna legislatura è durata meno di 723 giorni. A questo dato va aggiunto quello forse più rilevante e cioè che il 65% degli eletti in questa legislatura è alla prima esperienza; proprio le Lega e il M5s sono i partiti con le percentuali più alte di uomini e donne eletti per la prima volta in Parlamento: 86,5% la Lega e il 73,8% il M5s. E, forse, anche in questi dati va trovata la motivazione della ricerca di un accordo dei due principali partiti nella formazione di un governo che eviti un ritorno alle urne.

Probabilmente con una maggioranza così ampia, in entrambi i casi, diminuirebbe drasticamente anche i cambi di casacca dei vari deputati e senatori. Non avrebbe senso, in termini numerici, passare all’opposizione. Caratteristica che, invece, ha segnato un record nell’ultima legislatura: sono stati, infatti, 566 i cambi di gruppo portati a termine da 347 parlamentari, il 35,53% degli eletti.

Forza Italia e Pd perdono voti nei bacini un tempo roccaforte, rispettivamente tra imprenditori e casalinghe i primi ed operai e insegnanti i secondi. I numeri consigliano di stare a guardare Salvini e Di Maio. Che – a breve – potrebbero essere gli sfidanti alle prossime elezioni politiche.

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