Sindaci, Raggi penultima: colpa anche della comunicazione

(Dal blog su RomaToday)

Secondo la classifica annuale del gradimento degli amministratori locali stilata da Ipr marketing per il Sole 24 Ore, Virginia Raggi si trova alla penultima posizione con il 44% di gradimento (-23,2% dal giorno della sua elezione), perdendo circa un quarto del suo consenso iniziale. Ma non è tutto, secondo lo stesso Istituto, in un confronto tra le due maggiori città italiane, Roma e Milano, su un giudizio che va dalla qualità della vita all’operato dei primi cittadini, la Capitale perderebbe 7 a 3.

Infatti, il 61% dei milanesi è convinto che nella propria città si vive “molto o abbastanza bene”, mentre il 72% dei romani sostiene che nella Capitale si sta “molto male” o “abbastanza male”.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

In questi sei mesi di amministrazione sono stati fatti molti errori soprattutto dal punto di vista della comunicazione, non solo scivoloni amministrativi. Nei suoi discorsi, interviste e conferenze stampa (in realtà una sola, che non dovrebbe neanche essere denominata in quel modo dato che non è stato permesso ai giornalisti di fare domande), ci sono due parole in particolare che Virginia Raggi ripete ossessivamente: “Stiamo lavorando”.

Dopo vent’anni salta a Roma il concerto della notte di San Silvestro, che si fa a fine anno? “Stiamo lavorando”, risponde la Raggi. Il trasporto pubblico lascia a desiderare? “Stiamo lavorando”. I cassonetti sono pieni e la raccolta Ama va a rilento? “Stiamo lavorando”. E lo stadio della Roma? “Stiamo lavorando”. È andata così anche dopo le messa di Natale nell’ostello della Caritas: “È un momento un po’ complesso… Stiamo lavorando…”.
In questo primo semestre di amministrazione capitolina sono stati 121 i provvedimenti di giunta, contro i 150 di Ignazio Marino, i 250 di Gianni Alemanno, i 400 di Walter Veltroni. Ecco, stanno lavorando ma a ritmo meno serrato.

Senza dimenticare i post in notturna ai ‘cittadini’, il video horror o i balletti alla festa del M5s. Per fare un confronto con la sua collega di non partito torinese, Chiara Appendino, e prima in questa speciale classifica, emerge una differenza sostanziale: Appendino, con classico stile sabaudo, non avrà fatto miracoli ma ha sfruttato i disastri anche comunicativi di Virginia. Come l’indimenticabile complotto dei frigo.

 

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