Sondaggi, come una domanda ti può cambiare una risposta

Il nostro quotidiano è continuamente sommerso da sondaggi politici che evidenziano il trend dei maggiori partiti politici sulla base delle reazioni degli elettori davanti ad eventi che possono in qualche modo influire sulle loro decisioni: dalle attività politiche alle iniziative su un determinato tema, dalla reazioni ad una tragedia alle dichiarazioni su ciò che per l’elettorato è considerato importante. Tutti avvenimenti che, da un giorno all’altro, possono segnare la fine o l’inizio di una nuova era politica, chiudendo o aprendo scenari fino al giorno precedente inimmaginabili. È la politica, bellezza!

Per questo, lo strumento del sondaggio può influire in maniera considerevole nella quotidianità della politica, funzionando anche come spunto per manifestazioni contro o per quel partito, a seconda del contesto; essendo utilizzati costantemente anche da molte trasmissioni televisive in prima serata.

Ma proprio per l’importanza che viene data alle rilevazioni demoscopiche e il suo uso, possiamo dire, persuasivo che si può fare delle stesse, è importante impostare il quesito in modo neutrale, asettico, così da poter avere dei risultati il più veritieri possibili. Far emergere delle tendenze particolari può cambiare, come abbiamo scritto sopra, anche l’aspettativa di vita-politica di alcuni rappresentanti politici. 

Per farvi capire concretamente cosa intendiamo, prendiamo in considerazione l’ultimo sondaggio di Ipsos per il Corriere della Sera condotto tra l’11 e il 12 settembre 2018 e pubblicato il 15 settembre 2018, nel quale si è chiesta una valutazione sulle iniziative in tema di immigrazione del Ministro degli Interni Matteo Salvini, in particolare sul caso della nave Diciotti. 

Ciò che ne è scaturito è che il 61% degli italiani condivide l’azione di Matteo Salvini.

Ma c’è un particolare che potrebbe aver in qualche modo interferito con il risultato del sondaggio; la domanda “Quanto condivide la scelta del ministro Salvini di mantenere la linea della fermezza impendendo gli sbarchi dei migranti soccorsi in mare?” è del tutto avalutativa: inserendo la parola “fermezza” si parla in qualche modo di un valore, di una virtù che, in questo caso, può condizionare le risposte. Il suo contrario può essere “titubanza”, chi la preferirebbe?

Lo stesso principio è quello che produce risultati diversi fra più sondaggi nello stesso periodo, ma per quello esiste la nostra media sondaggi settimanale.

Il modo in cui viene posta una domanda, infatti, può indirizzare il comportamento altrui. Uno studio pubblicato nel 2011 su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America è una rivista scientifica statunitense) mostra che chiedere alle persone se andranno a votare o se parteciperanno alle elezioni in qualità di votanti non è la stessa cosa, nonostante la sostanza dei due quesiti sia identica. Nello specifico, è più facile che gli intervistati rispondano affermativamente al secondo interrogativo piuttosto che al primo: questo perché, affermano gli psicologi, l’uso del nome al posto del verbo permette alla gente di identificarsi in qualcosa di specifico, appagando così il bisogno di sentirsi parte di un gruppo.

Azioni come queste o simili (per esempio la sequenza delle domande) possono essere fondamentali per cambiare il risultato di un sondaggio politico e scatenare nei confronti degli indecisi il cosiddetto effetto gregge, lo stesso che ci fa seguire le mode e ci fa comportare come gli altri per non sentirci esclusi dalla società nel quale viviamo. Ma ciò, è anche uno dei fattori che rende vulnerabili i sondaggi: si chiama “desiderabilità sociale” (o “distorsione idealistica”), un’interferenza che entra in gioco quando fra le alternative che si pongono all’intervistato alcune risultino socialmente più accettabili di altre. Siamo animali sociali, lo disse Aristotele nel IV secolo A.C. e, in quale modo lo confermò Schopenhauer che l’onore, inteso come l’opinione che gli altri hanno di noi, era qualcosa che “secondo il giudizio di tutti i tempi e di tutti i Paesi, occupa il primo posto fra i beni terreni, e in modo così saldo che tutt’al più solo la vita stessa può venire posta sul suo medesimo piano” (Trattato sull’onore, 1828).

Questi potrebbero essere alcuni dei motivi per cui Berlusconi è stato sempre sottostimato dalle previsioni in tutte le tornate elettorali (ad eccezione delle ultime elezioni del 4 marzo dove ha deluso le aspettative attestandosi al 14%, contro il 16,5% dell’ultima rilevazione compiuta due settimane prima). Ce l’ha ricordato anche l’America eleggendo Donald Trump e il Regno Unito con la Brexit. L’opinione che gli altri hanno di noi è fondamentale.

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