Tra pregiudizi e falsi miti, non è un paese per donne. In politica

meloni raggi

Non è un Paese per donne, almeno in politica. Basta guardare i dati. La festa della donna è passata da una settimana, ma la parità è lontana. Non servono le quote rosa. Nessuna metropoli è guidata da una donna. Anche solo questa cifra, lo zero, potrebbe spiegare come amministrazione e ruolo di madri e mogli non vadano d’accordo. Solo per uno scranno o per una poltrona, però. Il la alla discussione lo dà la frase di Guido Bertolaso, candidato sindaco di Roma per Forza Italia, che alla sua potenziale avversaria Giorgia Meloni suggerisce di fare la mamma.

E giù polemiche. Per una frase machista, che dimostra un fatto: solo il 13,7% di sindaci rosa nei Comuni italiani, nessuna metropoli. Tradotto: la presenza femminile nei posti di comando arranca. Non si può negare una crescita costante, negli ultimi anni, così come non si può affermare che possa bastare. Tanto che abbiamo bisogno di una legge che garantisca la presenza di donne tra gli amministratori.

In base a uno studio elaborato dall’Anci, la presenza totale si ferma al 27,2%: neanche un terzo. Più spazio per il ruolo di vice sindaco. Ma ancora troppo poco. Tanto da far parlare Openpolis di ‘Parità spot del governo Renzi’. Perché la rappresentanza femminile non è solo questione comunale ma nazionale.

Secondo il minidossier Trova l’intrusa”, redatto per la festa della donna, il sito dà interessanti spunti su cui riflettere riguardo le donne e la politica. Ma soprattutto su donne e posti di potere. I dati sono chiari: nei posti chiave non esiste parità di genere, è un concetto astratto.

Quando nel 2014 il giovane Matteo di trasferì da palazzo Vecchio a palazzo Chigi fece scalpore un dato: esecutivo a trazione rosa, con il 50% di ministri donna. Bastano poche settimana, il rito della politica e della spartizione con i sottosegretari, che si scivola al 26,3%. Numero in linea con quelli degli enti locali.

Stesso discorso per la Commissione europea. Uno su tre è donna, ma solo l’8% di loro svolge ruoli chiave. Inoltre la presenza femminile è limitata all’ambito sociale e assistenziale. Secondo i dati, il 50% delle donne riveste deleghe relative a lavoro e affari sociali. Le deleghe più “maschili”, ad esempio, sono per il dicastero della Giustizia (14% donne). Peggio per quanto riguarda Finanze (11%) e Esteri (7%). Ma quello che lascia davvero pensare è che nessuno dei 28 Stati membri abbia una ministra dell’Economia.

Anni luce avanti la situazione scandinava. La Svezia è l’unico paese europeo con maggioranza femminile al Governo: un 52% che dà speranza al resto d’Europa. Diametralmente opposta la situazione ungherese: il 90% del parlamento nazionale è composto da uomini.

La situazione, nel corso degli anni, è migliorata. Ma non abbastanza. Lo dimostrano le parole di Bertolaso. Candidato che, da solo, riesce a dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Un record nella Roma che guarda con attenzione alla Meloni, in attesa del primo figlio, e della portavoce a Cinquestelle, Virginia Raggi, madre di un bimbo di 7 anni.

Sono loro due che, nella Capitale, provano a invertire il dato. Per dimostrare che la politica è per tutti: senza distinzioni tra padri e madri.

 

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