Zingaretti, come comunicare la scalata al Pd


(Dal blog su RomaToday)

Una diretta Facebook per una “birra con Federico” e un selfie con Verdone. Pubblicazioni social sulle cose fatte da presidente della Regione Lazio, alternate a quelle da candidato in pectore alla segreteria del Pd. Come cambia la comunicazione di Nicola Zingaretti in vista del congresso del Partito democratico? Sicuramente si parte dal sapiente utilizzo di tutte le piattaforme disponibili e che già in questi anni sono state il megafono dell’azione del governatore. Che, fiutata l’aria di poter essere la nuova guida nazionale dei democrat, si adatta. Il verde acqua della prima campagna elettorale per la Pisana, che aveva lasciato per il blu istituzionale, è solo un ricordo nei visual post. Immagini con dati, slogan o messaggi che oggi vedono una prepotenza di giallo di pentastellata memoria.

Utilizza il linguaggio della sinistra senza usare le sue parole, che gli elettori percepiscono come stantie. Sfrutta uno stile rassicurante nell’azione amministrativa, contrapposto a una strategia di attacco nei confronti del governo Lega-Ms5. I problemi sono ‘opportunità’; invita al cambiamento contrapposto alla rottamazione renziana. Da cui prende in prestito la parola ‘Avanti’, che a sua volta Matteo Renzi aveva ‘rubato’ (politicamente parlando, of course) ai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni nel corso della campagna delle Europee del 2014.

E proprio le elezioni del 2019, per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles, rappresentano l’orizzonte temporale che Zingaretti si è dato non solo per scalare il partito, ma per far risorgere una sinistra non pervenuta dopo la debacle delle politiche dello scorso 4 marzo.

Il governatore ha scelto il suo target e lo coltiva con azioni politico-amministrative rilanciate con una strategia comunicativa costante ma non opprimente (come il Salvini ministro dell’Interno che arriva a cinguettare anche 22 volte, in 24 ore, su twitter).

È vicino agli euroscettici che chiedono di cambiare l’Ue ma non di abbatterla. Perché “questa Europa, così come funziona, o meglio non funziona, è una delle cause del successo della destra. L’Europa può ridiventare popolare, se si orienta alla crescita e al sostegno della vita dei cittadini: quindi stop all’austerità”, così parlava il presidente della Regione Lazio in una intervista rilasciata al Corriere della sera.

“Tornare alle “persone”, come dicono i cattolici. Chiudere la forbice tra chi ha di più e chi non ha. Questa forbice non riguarda solo il salario o la società divisa in classi. L’aumento delle disuguaglianze è legato anche a un modello di sviluppo”, aggiungeva. Da qui la scelta: parlare di cultura e lavoro, di trasporti e di giovani, di casta senza usare le parole classiche della sinistra, ma attraverso un linguaggio di azioni concrete (dalle parole ai fatti, ripete spesso nei suoi post).

Ed è così che dà senso all’aggettivo “diverso” che ha associato al Pd. Perché questa destra “è estremista”. Quando parla così lo fa per risollevare gli orfani di quella sinistra che cerca un frontman, una guida. Così anticipa il governo gialloverde di Salvini-DiMaio e annuncia il taglio dei vitalizi dei consiglieri regionali il 31 maggio, per dare un colpo agli anticasta per eccellenza. Strizza l’occhio ai più giovani con la legge sul diritto allo studio, i mezzi gratis e l’ostello di Santa Severa.

Si schiera con chi fa cultura, come i ragazzi del Cinema America e la loro battaglia per tornare a mettere in onda i film a piazza San Cosimato, a Roma. Ricordando che il Lazio vanta il 72% delle produzione dell’audiovisivo finanziato.

Punta deciso sui lavoratori con l’approvazione della legge sui rider che non devono essere pagati a cottimo ma a tempo, aggiungendo la tutela sugli infortuni. Poco incisivo, però, nella battaglia sul decreto dignità targata Di Maio e che, secondo i tecnici, porterebbe a 8mila contratti in meno. Magari da contrapporre al modello della sua Regione, dove i dati sul lavoro fanno registrare il segno ‘+’.

Dà una carezza ai genitori annunciando l’apertura dei poliambulatori pediatrici a Roma, un’altra al comparto sanitario con 5mila assunzioni. Fa una puntata sullo sport, complimentandosi con il Frosinone calcio per la promozione in Seria A. Parla di mafia con il sequestro dell’ex bisca degli Spada a Ostia, dove nascerà un centro culturale contro la ludopatia e contro il gioco d’azzardo. Parla di “treni rock per i pendolari” perché “la musica sta cambiando”.

“Chiuso un ciclo” è il “tempo del coraggio”. Per questo discetta di lavoro, giovani, cultura, sanità come proposta politica partendo da quella amministrativa. Scelta che sembra premiarlo. Sei elettori su dieci, secondo un sondaggio Ipsos, pensano che il Pd non stia facendo opposizione: lo afferma anche il 53% degli elettori democratici. Ma la candidatura alternativa per la leadership dei dem piace al 43 potenziali votanti su 100. L’ex premier e l’ex segretario Renzi resta fermo a 32 punti percentuali, in caso di sfida vera alle primarie. Stesso discorso per gli indici di gradimento: Renzi piace al 15% degli intervistati, più che doppiato dal governatore del Lazio che viaggia al 39%.  

Quello che manca al governatore del Lazio è la capacità di uscire fuori i confini della sua regione. Esportare Il modello che lo ha portato a bissare il successo alla Pisana (per la prima volta), allargando la sua area al mondo dell’associazionismo e alla Comunità di Sant’Egidio per esempio. Senza far mancare qualche passaggio in tv, spazio che resta il preferito dagli italiani per informarsi. Nonostante i social.

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